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	<title>Sguardi sulle Differenze</title>
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	<description>Laboratorio di studi femministi «Anna Rita Simeone» (Sapienza Università di Roma)</description>
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		<title>24.05.2013 Confini (in)valicabili: programma dettagliato</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 09:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[convegni e altri eventi]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[seminari]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[24 maggio 2013 ore 9,30/18,00 aula III, piano terra facoltà di Lettere e Filosofia &#8220;La Sapienza&#8221; CONFINI (IN)VALICABILI giornata di studi Il Laboratorio di studi femministi Anna Rita Simeone «Sguardi sulle Differenze» presenta la giornata di studi Confini (in)valicabili, un’occasione &#8230; <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=1018">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>24 maggio 2013</strong><br />
ore 9,30/18,00 aula III, piano terra<br />
facoltà di Lettere e Filosofia &#8220;La Sapienza&#8221;</p>
<p align="center"><strong>CONFINI (IN)VALICABILI<br />
</strong> giornata di studi</p>
<p style="text-align: justify;">Il Laboratorio di studi femministi Anna Rita Simeone «Sguardi sulle Differenze» presenta la giornata di studi <em><b>Confini (in)valicabili</b></em>, un’occasione di confronto sul senso dei confini, e sulla possibilità di attraversarli, da una prospettiva femminista e di genere. Per discutere sul significato delle frontiere tra pubblico e privato e della marginalità intesa come luogo di oppressione oppure come spazio di apertura e di resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento è l’ultimo appuntamento del ciclo di seminari <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?page_id=280"><strong>Gli spazi delle donne, una questione privata?</strong></a>, che costituisce un modulo di <a href="http://w3.uniroma1.it/studieuropei/programmi/programmi2013/studonne_sape.htm">Studi delle donne e di genere valido per la Laurea magistrale</a>, ed è patrocinato dal <a href="http://www.genderunivobs.it/">Gender Interuniversity Observatory</a>, dalla Presidenza del Consiglio provinciale di Roma, dal DSEAI (<a href="http://w3.uniroma1.it/studieuropei/">Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali</a>) e dalla <a href="http://www.lettere.uniroma1.it/">Facoltà di Lettere e Filosofia</a> della <a href="http://www.uniroma1.it/">Sapienza Università di Roma</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/wp-content/uploads/2013/05/130524_confini.jpg"><img alt="" src="http://www.sguardisulledifferenze.org/wp-content/uploads/2013/05/130524_confini.jpg" width="200" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Programma</strong></p>
<p>Mattina: <em><strong>La frontiera, il confine, lo spazio</strong></em></p>
<p>modera Sara De Simone</p>
<p><strong>Francesca Bernardini </strong>(Letteratura italiana moderna e contemporanea, Sapienza Università di Roma)<br />
<em>La scrittura delle donne tra pubblico e privato</em></p>
<p><strong>Marina d&#8217;Amelia</strong> (Storia moderna, Sapienza Università di Roma)<br />
<em>Oltre il privato: nuovi confini e immagini della maternità nella blogsfera</em></p>
<p><strong>Donatella Di Cesare</strong> (Filosofia teoretica, Sapienza Università di Roma)<br />
<em>Il volto delle donne. Verso un&#8217;etica della comunità</em></p>
<p>ore 11.30 &#8211; <em>Animalità residua</em>: performance dei <strong>Teatro Deluxe</strong></p>
<p><strong>Luigi Maccioni</strong> (psicoanalista Associazione italiana di psicoanalisi)<br />
<em>Struttura e dinamica del confine</em></p>
<p><strong>Sarah Zuhra Lukanic</strong> (poeta e scrittrice)<br />
<em>Compagnia delle Poete: le diversità femminili ai confini del verso</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ore 13.30 &#8211; <em><b>Tammorra solo</b></em>: peformance di <strong>Luca Rossi</strong>, percussionista di tamburi del Mediterraneo</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Pausa pranzo</strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="center">Pomeriggio: <em><strong>Attraversamenti</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;" align="center">modera Sonia Sabelli</p>
<p>Ore 15.00 – <em>Compagnia delle Poete in un quadro</em>: performance di <strong>Sarah Zuhra Lukanic</strong>, <strong>Livia Bazu</strong>, <strong>Helene Paraskevà</strong> con il percussionista <strong>Pape Kanouté</strong></p>
<p><strong>Simona Filippini</strong> (Camera21, fotografa)<br />
<em>L&#8217;esperienza di DI LEI, donne globali raccontano</em></p>
<p><strong>Domitilla Olivieri</strong> (Media and Culture Studies, Università di Utrecht)<br />
<em>Video di confini: attraversamenti fra realtà, visioni e visualizzazioni</em></p>
<p><strong>Tiziana Mancinelli</strong> (Italian Studies, Università di Reading)<br />
<em>Processi di normativizzazione dei corpi e delle politiche sessuali: privilegio bianco, assimilazione e politiche dei confini</em></p>
<p><strong>Sara Gvero</strong> (Gender, Media &amp; Culture, Università Goldsmiths)<br />
<em>Sul «sentirsi male»: trauma, migrazione e identità nazionale</em></p>
<p>Ore 17.00/18.00 – dibattito e chiusura dei lavori</p>
<ul>
<li><strong>per informazioni:</strong><br />
<a href=" http://www.sguardisulledifferenze.org"> http://www.sguardisulledifferenze.org</a><br />
sguardisulledifferenze@gmail.com<br />
Sara De Simone &#8211; saradesimone@libero.it &#8211; 3381105067</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/wp-content/uploads/2013/05/130524_confini.pdf"><strong>scarica la locandina</strong></a></li>
</ul>
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		<title>Paola Di Cori, Ancora sulla storia degli studi di genere</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 08:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[studi delle donne e di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnaliamo alcuni contributi di Paola Di Cori (che ringraziamo per averli condivisi) al dibattito sugli studi di genere in Italia. Paola Di Cori e Franca Balsamo, Il libretto bianco. Post-scriptum, febbraio 2010, in «AChAB – Rivista di Antropologia», Numero XV, &#8230; <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=1014">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Segnaliamo alcuni contributi di Paola Di Cori (che ringraziamo per averli condivisi) al dibattito sugli studi di genere in Italia.</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">Paola Di Cori e Franca Balsamo, <a href="http://sonia.noblogs.org/files/2013/05/ACHAB2010BalsamoDiCori.pdf"><strong><em>Il libretto bianco. Post-scriptum</em></strong></a>, febbraio 2010, in «AChAB – Rivista di Antropologia», Numero XV, settembre 2010;</li>
<li style="text-align: justify;">Paola Di Cori, <a href="http://sonia.noblogs.org/files/2013/05/Achab2010.pdf"><strong><em>Sotto mentite spoglie. Gender Studies in Italia</em></strong></a>, in corso di pubblicazione in <em>On ne naît pas… on le devient. Les gender studies et le cas italien</em>, a cura di Lisa El Ghaoui e Filippo Fonio, Grenoble, Ellug, 2013 [si prega di utilizzare questo riferimento in caso di citazione].</li>
</ul>
<blockquote>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Paola Di Cori, </strong><em><strong>Ancora sulla storia degli studi di genere. Nomi, linguaggi, contesti che cambiano</strong></em></h2>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://marginaliavincenzaperilli.blogspot.it/2013/04/paola-di-cori-linvisibilita-degli-studi.html">Come ho già avuto modo di scrivere</a>, condivido le posizioni espresse dall’appello di <a href="http://sonia.noblogs.org/?p=2480">Laura Corradi</a> e dal documento <a href="http://sonia.noblogs.org/?p=2388">Dal margine degli studi di genere</a> firmato da ricercatrici di varie città. Vorrei aggiungere alcune osservazioni a quanto ha scritto <a href="http://sonia.noblogs.org/?p=2437">Alisa Del Re</a> a proposito del corso su Politiche di Pari Opportunità avviato a Padova nel 2003-04.<br />
Per brevità sono costretta a riassumere problemi complessi, ma almeno su due punti mi interessa intervenire. Il primo si riferisce alla storia degli studi di genere in Italia; il secondo ai tanti nomi che li hanno definiti e chiamati nel corso degli oltre 40 anni della loro esistenza. I due aspetti sono collegati in maniere tutt’altro che casuali. E’ indispensabile a questo punto “un po’ di storia”, per riprendere Alisa Del Re; altrimenti si potrebbe pensare che i baroni cattivi, le censure e la marginalità siano diventati una dura realtà soprattutto negli ultimi anni, accelerati dal taglio dei finanziamenti alle università; una beffa estrema della emergenza economica del paese. Sarebbe come credere che la crisi politica dell’Italia è solo colpa di Berlusconi.<br />
Com’è facile immaginare, le cose sono un po’ più complicate, sia in politica che riguardo agli studi di genere.</p>
</blockquote>
<p><a href="http://sonia.noblogs.org/?p=2511"><strong>continua a leggere</strong></a></p>
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		<item>
		<title>24.05.2013 Confini (in)valicabili: comunicato stampa</title>
		<link>http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=995</link>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 20:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[convegni e altri eventi]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
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		<description><![CDATA[24 maggio 2013 CONFINI (IN)VALICABILI Il Laboratorio di studi femministi Anna Rita Simeone «Sguardi sulle Differenze» presenta la giornata di studi Confini (in)valicabili, un’occasione di confronto sul senso dei confini, e sulla possibilità di attraversarli, da una prospettiva femminista e &#8230; <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=995">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;" align="center">24 maggio 2013</h1>
<h1 style="text-align: center;" align="center">CONFINI (IN)VALICABILI</h1>
<p style="text-align: justify;">Il Laboratorio di studi femministi Anna Rita Simeone «Sguardi sulle Differenze» presenta la giornata di studi <b>Confini (in)valicabili</b>, un’occasione di confronto sul senso dei confini, e sulla possibilità di attraversarli, da una prospettiva femminista e di genere. Per discutere sul significato delle frontiere tra pubblico e privato e della marginalità intesa come luogo di oppressione oppure come spazio di apertura e di resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento si svolge<strong> venerdì 24 maggio, dalle ore 9,30 alle 18</strong>, nell’aula III al piano terra della sede centrale della Facoltà di Lettere e Filosofia (città universitaria, Piazzale Aldo Moro, 5), ed è l’ultimo appuntamento del ciclo di seminari <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?page_id=280"><strong>Gli spazi delle donne, una questione privata?</strong></a>, che costituisce un modulo di <a href="http://w3.uniroma1.it/studieuropei/programmi/programmi2013/studonne_sape.htm">Studi delle donne e di genere valido per la Laurea magistrale</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della mattina, dedicata a frontiere/confini/spazi, intervengono: Francesca <strong>Bernardini</strong>, Marina <strong>d’Amelia</strong>, Donatella <strong>Di Cesare</strong>, tutte docenti alla Sapienza, Luigi <strong>Maccioni</strong>, psicoanalista dell’A.I.Psi., e la poeta e scrittrice croata Sarah <b>Zuhra </b><strong>Lukanic</strong>. Modera la discussione Sara <strong>De Simone.</strong> Inoltre, a metà mattina è prevista la performance del gruppo di ricerca artistica <strong>Teatro Deluxe</strong> mentre, in chiusura, si esibisce il percussionista di tamburi a cornice del Mediterraneo Luca <strong>Rossi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la pausa pranzo, si ricomincia alle 15 con la performance della <strong>Compagnia delle poete</strong> – gruppo di poete originarie di diversi continenti, accomunate da una storia di migranza e transnazionalità – che si esibiscono insieme al musicista senegalese Pape <strong>Kanouté</strong>, griot e suonatore di kora. La discussione prosegue con gli interventi su identità/genere/nazionalismo di Domitilla <strong>Olivieri</strong>, Tiziana <strong>Mancinelli </strong>e Sara <strong>Gvero</strong>, ricercatrici italiane che vivono e lavorano all’estero, modera Sonia <strong>Sabelli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento è patrocinato dal <a href="http://www.genderunivobs.it/">Gender Interuniversity Observatory</a>, dalla Presidenza del Consiglio provinciale di Roma, dal DSEAI (<a href="http://w3.uniroma1.it/studieuropei/">Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali</a>) e dalla <a href="http://www.lettere.uniroma1.it/">Facoltà di Lettere e Filosofia</a> della <a href="http://www.uniroma1.it/">Sapienza Università di Roma</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per informazioni:<br />
<a href=" http://www.sguardisulledifferenze.org"> http://www.sguardisulledifferenze.org</a><br />
sguardisulledifferenze@gmail.com</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Alisa Del Re: Killing me Softly… (sugli studi di genere all’università di Padova)</title>
		<link>http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=1003</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 20:42:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[studi delle donne e di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un altro contributo al dibattito sugli studi di genere nelle università italiane (è già stato pubblicato anche su Femminismo a Sud). L’intervento di Alisa Del Re, direttora del CIRSPG (Centro interdipartimentale di ricerca: Studi sulle politiche di genere) dell’università &#8230; <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=1003">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo un altro contributo al dibattito sugli studi di genere nelle università italiane (è già stato pubblicato anche su <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2013/04/23/vogliamostudidigenere-a-padova-congelato-per-tre-anni-il-corso-di-politiche-di-pari-opportunita/">Femminismo a Sud)</a>. L’intervento di Alisa Del Re, direttora del CIRSPG (Centro interdipartimentale di ricerca: Studi sulle politiche di genere) dell’università di Padova.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Killing me Softly… Per tre anni non sarà attivato il corso di Politiche di pari opportunità presso il SPGI all’Università di Padova</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un po’ di storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2003 il Fondo sociale europeo stanziò dei fondi per le pari opportunità nel Veneto, e una parte arrivò all’Università. In una riunione dei Presidi di Facoltà dell’epoca si cominciò a dibattere su come spendere questi soldi: chi proponeva di attivare dei corsi di inglese, altri dei corsi di informatica (ovviamente con una maggioranza di donne tra i partecipanti). Facevo allora parte del Comitato Pari Opportunità dell’Università di Padova e mi precipitai (letteralmente) non invitata a quella riunione, spiegando che la cosa più utile era attivare dei corsi di Ateneo di Pari opportunità (a crediti liberi). Visto che non si sottraevano molti soldi e che in fondo l’FSE richiedeva proprio questo, il corso venne accettato e promosso. Così è nato il corso di Politiche di Pari Opportunità.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1003"></span>Finiti i fondi FSE, il corso fu inserito nel Manifesto degli studi di Scienze Politiche, sempre a libera scelta, e fu frequentato attivamente da molti studenti e studentesse (una media di 100-150 studenti/esse l’anno, non solo di Scienze Politiche, ma anche di altre Facoltà). Nello stesso tempo venne attivato il corso Politiche sociali e politiche di pari opportunità nella UE per le lauree specialistiche (poi magistrali), sempre a libera scelta. Così veniva completato un piccolo percorso di studi di genere che spesso diventava trampolino per delle tesi di ricerca di un certo spessore. Nei due corsi il programma era vasto, spaziava dai temi della cittadinanza politica delle donne a quelli degli stereotipi di genere, dai temi delle discriminazioni sul lavoro alle molestie e al mobbing, dalle istituzioni di parità alle direttive europee, dalla violenza contro le donne e alla stupro come arma di guerra al governo del territorio da un punto di vista di genere. In mancanza di testi specifici furono adottati due manuali: uno per le lauree triennali (Del Re A., Perini L. (2009) <i>Politiche di Pari Opportunità, Manuale per le lauree triennali</i>, Padova, Cleup; Del Re A. (a cura di) (2008) <i>Manuale di Pari Opportunità: per un orientamento sulle politiche di genere</i>, Padova, Cleup). Nel 2008 venne finalmente realizzato il Centro interdipartimentale di ricerca: Studi sulle politiche di genere (CIRSPG) dentro i cui progetti di ricerca confluirono molte tesi elaborate dagli studenti del percorso di studi di genere (tra l’altro il progetto dell’Osservatorio delle elette del Veneto, che raccoglie i dati di genere dei 581 comuni del Veneto dal 1946 ai giorni nostri, visibile nel sito del CIRSPG).</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi i tagli imposti all’offerta formativa (formativa appunto: questo vuol dire che si vuole formare di meno?)  nonché l’informatizzazione della stessa hanno ridotto questo percorso a:</p>
<p style="text-align: justify;">1)     Il corso di Politiche di pari opportunità verrà mantenuto nella laurea triennale ma attivato nel terzo anno (cioè tra tre anni) in alternativa ad un altro corso.</p>
<p style="text-align: justify;">2)     Il corso di Politiche sociali e politiche di Pari opportunità nella UE è mantenuto nelle lauree magistrali, ma attivato tra due anni e in inglese, sempre in alternativa ad un altro corso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato? Per tre anni l’offerta formativa non riguarderà le politiche di genere nelle lauree triennali e recuperarne l’interesse dopo sarà un bel problema (tutti sanno come i corsi in alternativa- cioè a scelta, anche se non  proprio libera – funzionano sul passaparola degli studenti). Nelle lauree magistrali vi sarà un corso specialistico tra due anni calato nel vuoto e per di più in inglese, cosa che io penso lo renderà appetibile solo a due o tre studenti erasmus troppo pigri per imparare l’italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendendo spunto dal documento <a href="http://sonia.noblogs.org/?p=2388">“Dal margine degli studi di genere: una proposta politica”</a> firmato da molte studiose e che condivido totalmente, riporto le affermazioni: “<i>Gli studi di genere offrono, in sostanza, delle griglie interpretative aperte e multiformi, stimolando a uno sguardo complesso e non riduttivo sull’esistente. E, ancora oltre, questo sguardo critico produce strumenti concreti di lavoro contro le discriminazioni e la violenza di genere, incluse le forme di razzismo e omo/transfobia – una ragione, questa, per cui dovrebbero essere inseriti nei curricula già a partire dalla scuola dell’obbligo. Inoltre, con un intero apparato scolastico uniformato su un’offerta che è in realtà più informativa che formativa – basata, quindi, sulla passività della/del discente – gli studi di genere rappresentano senz’altro un’eresia, poiché propongono un approccio complesso e intersezionale, non nozionistico ma critico, non unidimensionale ma interdisciplinare. Invece, la realtà dimostra che chi è interessata/o ad acquisire o a sviluppare questi strumenti deve andare all’estero, poiché in Italia vige una sorta di censura della ricerca, della produzione teorica e del dibattito su questi temi. Sappiamo per esperienza quanto sia penalizzante, in sede di concorso o di abilitazione o anche solo di semplice partecipazione ai bandi per contratti di docenza, avere nel proprio curriculum pubblicazioni inerenti queste tematiche. L’ostracizzazione e la cancellazione degli studi di genere, torniamo a ripetere, vanno dunque annoverate tra gli effetti del sessismo e del razzismo pervasivi e trasversali che sono dominanti in Italia”.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Aggiungo che la cancellazione di questi corsi vanifica anche la ricerca che spesso viene attivata dai pochi Centri di ricerca di genere ancora presenti nelle Università italiane, in quanto una ricerca che non interagisca con la didattica, che non trovi impulsi e trasmissione di idee con il confronto con le giovani generazioni diventa puro e vuoto esercizio di stile, retorico e privo di senso in una Università che si voglia di formazione. L’importanza delle tesi e del lavoro che si fa assieme agli studenti e alle studentesse trova spesso nei Centri di ricerca di genere la collocazione ideale: mancando i primi, rischia di diventare sterile anche la ricerca stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Come direttora del Centro interdipartimentale di ricerca: Studi di genere (CIRSPG) dell’Università di Padova mi associo alle preoccupazioni del <a href="http://sonia.noblogs.org/?p=2418">Centro Interdipartimentale Women’s Studies Milly Villa dell’Università della Calabria</a> quando dice in relazione alla chiusura di corsi di genere in quella Università (<a href="http://sonia.noblogs.org/?p=2433">e altrove, come a Torino, per esempio</a>) : “…<i>P</i><i>er tutto questo il Centro è particolarmente consapevole della gravità di una situazione che mette in discussione (localmente e a livello nazionale) la visibilità e la tenuta degli studi di genere, e siamo convinte/i che si possa resistere alle scelte imposte, elaborando alternative, valorizzando quello che esiste e resiste, individuando al contempo le debolezze del contesto in cui operiamo. Denunciamo quindi ogni tentativo di indebolire ulteriormente gli studi di genere, all’Università della Calabria come altrove. Come Centro ci impegneremo nel promuovere il ripristino di corsi non riattivati (a partire dalla prossima programmazione didattica), nel rafforzamento dei corsi esistenti e nell’ampliamento dell’offerta formativa su tematiche di genere in altri corsi di laurea. Siamo convinte/i che la diffusione di una prospettiva di genere negli orientamenti della didattica, della ricerca e della formazione sia uno strumento irrinunciabile contro il tentativo di dominare gli esseri umani lungo linee di ‘razza’ classe, sesso, orientamento sessuale. Pensiamo che solo creando reti di relazione tra persone e luoghi diversi possa attivarsi quella conoscenza che sostituisce il pregiudizio”</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anch’io chiedo una ripresa del dibattito nazionale sulla situazione degli studi di genere in Italia, per avere un quadro complessivo dei punti di forza e di debolezza, e con la finalità di rinnovare una forza comune di risposta. Ma chiedo anche ai/alle colleghe/i dell’Università di Padova, agli studenti e alle studentesse, alle/ai rappresentanti delle commissioni e comitati di Pari Opportunità dell’Università e del territorio di esprimersi su questo tema, facendo presente alle autorità accademiche quanto si stia impoverendo l’offerta formativa con la cancellazioni (o posposizione tra alcuni anni) dei corsi di genere, in un momento in cui forse formare alla non discriminazione tra i sessi è compito prioritario dati i rapporti sociali esistenti.</p>
<p style="text-align: justify;" align="right">Alisa Del Re<br />
Direttora del CIRSPG<br />
Università di Padova</p>
</blockquote>
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		<title>Sulla chiusura del corso di Storia delle donne e di genere a Torino</title>
		<link>http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=999</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 20:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[studi delle donne e di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo da Femminismo a Sud la denuncia di Anna Badino, Graziella Bonansea, Liliana Ellena, Elena Petricola sulla chiusura del corso di Storia delle donne e di genere all’università di Torino: Il censimento in corso promosso da Femminismo a Sud, a &#8230; <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=999">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riceviamo da <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2013/04/21/vogliamostudidigenere-torino-sulla-chiusura-del-corso-di-storia-delle-donne-e-di-genere/">Femminismo a Sud</a> la denuncia di Anna Badino, Graziella Bonansea, Liliana Ellena, Elena Petricola sulla chiusura del corso di Storia delle donne e di genere all’università di Torino:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2013/04/21/vogliamostudidigenere-torino-sulla-chiusura-del-corso-di-storia-delle-donne-e-di-genere/femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2013/04/07/vogliamostudidigenere-diteci-che-posto-hanno-nelle-vostre-universita/">censimento in corso promosso da Femminismo a Sud</a>, a partire dall’episodio più recente ed eclatante della <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/vogliamo-studi-di-genere/">chiusura del corso di studi di genere all’Università della Calabria</a>, ci spinge a raccontare la nostra storia. A partire dal 2007-08 e per tre anni la Commissione Pari Opportunità della Regione Piemonte su sollecitazione del Cirsde (Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne), ha promosso, sulla base di convenzioni con i Rettori delle Università piemontesi, quattro corsi di “Storia delle donne e di genere”, che sono stati attivati nelle Facoltà di Lettere dell’Università di Torino e dell’Università del Piemonte Orientale (Vercelli), e nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università del Piemonte Orientale (Alessandria) dove abbiamo insegnato come docenti a contratto.</p>
<p><span id="more-999"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Poi, prima delle elezioni amministrative del 2011, la CPO è decaduta, e i risultati elettorali hanno cambiato gli equilibri politici. Cambiata amministrazione, gabbato lo santo. Da parte loro le università non hanno ritenuto di farsi carico di assicurare la continuità ai corsi in un contesto in cui il radicato sospetto sulla legittimità scientifica degli studi di genere ha potuto facilmente mimetizzarsi dietro l’argomento della restrizione delle risorse determinata dalla Riforma Gelmini. Insomma, in modo forse più eclatante di altri casi, nessuno ha dovuto rendere conto a nessuno. Nonostante i corsi avessero raccolto un grande interesse da parte di studentesse e di studenti, facendo registrare la partecipazione di circa 600 studenti, 400 esami registrati e una quindicina di tesi discusse. Abbiamo ricevuto la solidarietà di alcuni colleghi e colleghe, una collega ha introdotto queste tematiche nei suoi corsi, ma le uniche a prendere posizione in modo pubblico sono state le studentesse di <a href="http://altereva.org/?p=233">AlterEva che nel maggio 2012 hanno lanciato un appello e organizzato una giornata di studi su queste tematiche</a>. Anche in questo caso, a quanto ci risulta, nessun* ha ritenuto di dover fornire qualche risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una vicenda che mostra la fragilità delle strategie perseguite nel tentativo di rendere accessibile all’interno dell’offerta formativa universitaria il patrimonio di sapere accumulato negli ultimi quarant’anni dagli studi delle donne e di genere. Un ambito di ricerca segnato da una consolidata tradizione interdisciplinare che ha prodotto nuovi oggetti di ricerca e paradigmi interpretativi innovativi, che sono diventati un punto di riferimento imprescindibile per tutto il dibattito teorico internazionale. Anche con le migliori intenzioni, colmare questa assenza con interventi sporadici non basta, perché si scontra con l’inerzia dell’università italiana aggravata e legittimata dall’idea che in tempi di crisi e scarsità di risorse gli studi di genere siano ‘superflui’, un lusso da tagliare senza tanti scrupoli. E’ necessaria un’azione culturale e politica ad ampio raggio in grado di porre la questione degli studi di genere come qualcosa che non riguarda ‘le donne’ ma l’intera comunità scientifica, nonché le forme di cittadinanza di questo paese.</p>
<p><strong>Anna Badino, Graziella Bonansea, Liliana Ellena, Elena Petricola</strong></p></blockquote>
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		<title>Dal margine degli studi di genere: una proposta politica</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 14:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[studi delle donne e di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[Le voci di protesta che si sono levate in seguito alla chiusura del corso di “Studi di genere” tenuto da Laura Corradi all’Università della Calabria, stanno facendo finalmente emergere sotto gli occhi di tutte e di tutti un quadro grave &#8230; <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=988">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le voci di protesta che si sono levate in seguito alla chiusura del corso di “Studi di genere” tenuto da Laura Corradi all’Università della Calabria, stanno facendo finalmente emergere sotto gli occhi di tutte e di tutti un quadro grave e inquietante, che <strong>conferma come gli studi di genere siano una questione politica</strong>. Tale quadro va letto, a nostro parere, su diversi piani.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto è necessario collocare questa vicenda in un orizzonte più generale che riguarda lo stato delle università italiane, dove i criteri del finanziamento pubblico e l’ingresso di forme di finanziamento privato privilegiano alcuni ambiti e oggetti di ricerca e ne marginalizzano, o escludono, altri. È noto come gli unici settori di ricerca che non soffrono dei tagli agli investimenti siano quelli relativi alla produzione bellica, alle nanotecnologie, agli strumenti tecnologici di controllo sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il piano successivo è quello che riguarda nello specifico gli studi culturali e, soprattutto, gli studi di genere. Generalmente le tematiche di genere vengono trattate in modo quasi clandestino all’interno di corsi o moduli che portano un altro nome, oppure vengono relegati a “parte seminariale” afferente a un corso specifico. Se, invece, com’è il caso dell’insegnamento tenuto da Laura Corradi, esso si colloca apertamente nell’ambito degli studi di genere, accade che venga cancellato da un giorno all’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal nostro punto di vista, limitarsi a sostenere l’importanza degli studi di genere come una sorta di “valore aggiunto” nell’offerta formativa di questo o quell’ateneo rischia di essere controproducente e mistificatorio. Vogliamo, infatti, guardare la questione da un altro punto di vista e <strong>riteniamo che l’ostracismo contro gli studi di genere e/o la loro cancellazione siano il prodotto della cultura dominante in Italia</strong>: una cultura – se così la si può chiamare –<strong> che da una parte tende a ipersessualizzare le donne e dall’altra nega loro gli strumenti di critica e di autonomia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-988"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, con un intero apparato scolastico uniformato su un’offerta che è in realtà più informativa che formativa – basata, quindi, sulla passività della/del discente – gli studi di genere rappresentano senz’altro un’eresia, poiché propongono un approccio complesso e intersezionale, non nozionistico ma critico, non unidimensionale ma interdisciplinare.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studi di genere offrono, in sostanza, delle griglie interpretative aperte e multiformi, stimolando a uno sguardo complesso e non riduttivo sull’esistente. E, ancora oltre, <strong>questo sguardo critico produce strumenti concreti di lavoro contro le discriminazioni e la violenza di genere, incluse le forme di razzismo e omo/transfobia </strong>– una ragione, questa, per cui dovrebbero essere inseriti nei curricula già a partire dalla scuola dell’obbligo. Invece, la realtà dimostra che chi è interessata/o ad acquisire o a sviluppare questi strumenti deve andare all’estero, poiché in Italia vige una sorta di censura della ricerca, della produzione teorica e del dibattito su questi temi. Sappiamo per esperienza quanto sia penalizzante, in sede di concorso o di abilitazione o anche solo di semplice partecipazione ai bandi per contratti di docenza, avere nel proprio curriculum pubblicazioni inerenti queste tematiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ostracizzazione e la cancellazione degli studi di genere, torniamo a ripetere, vanno dunque annoverate tra gli effetti del sessismo e del razzismo pervasivi e trasversali che sono dominanti in Italia.</strong> Al proposito ci teniamo a sottolineare come sia l’intero Paese, e non solo la Calabria, a rivelare l’urgenza di sviluppare strumenti efficaci per contrastare l’involuzione culturale che tende a coartare ancora una volta le donne, insieme alle soggettività che esprimono modelli di sessualità non conformi, in un ruolo subalterno e dipendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è avvenuto all’UniCal non è che lo specchio di un processo in atto da anni in tutto il Paese. Non vogliamo quindi, limitarci a dare la nostra più sentita solidarietà a Laura Corradi, o a chiedere a uno specifico ateneo di non chiudere un determinato corso. <strong>Vorremmo invece invitare tutte e tutti coloro che operano nell’ambito della trasmissione dei saperi a partecipare a una riflessione più ampia sugli obiettivi dell’istruzione pubblica oggi in Italia (dalla scuola dell’infanzia all’università) e sull’importanza dell’apporto non solo teorico ma anche pratico che gli studi di genere hanno o possono avere nella formazione e nella vita – lavorativa ma non solo – di ciascuna/o, per trovare insieme strategie e strumenti per un’azione efficace contro la restrizione degli spazi di dibattito, ricerca, formazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nicoletta Poidimani, Liliana Ellena, Sonia Sabelli, Sabrina Marchetti, Renata Pepicelli, Viola Lo Moro, Cristina Gamberi, Gaia Giuliani, Elisa G. A. Arfini, Lorenzo Bernini, Cristian Lo Iacono, Porpora Marcasciano, Vincenza Perilli, Jamila M.H. Mascat, Barbara De Vivo, Rachele Borghi, Brune Seban, Elena Petricola, Olivia Fiorilli, Laura Ronchetti, Valeria Ribeiro Corossacz, Sara Garbagnoli, Laura Scamorcin, Sara Gvero, Mariagabriella Di Giacomo, Sara De Simone, Laura Schettini, Domitilla Olivieri, Tiziana Mancinelli, Maria Antonietta Passarelli, Rita Debora Toti, Laura Talarico, Laboratorio di studi femministi Anna Rita Simeone Sguardi sulle Differenze, Francesca Rinaldi, Elisa Brilli, Alessia Ronchetti</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per commenti, critiche, adesioni, usa il modulo dei commenti qui:</strong> <a href="http://sonia.noblogs.org/?p=2388">http://sonia.noblogs.org/?p=2388</a></p>
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		<title>Il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Unical sul corso di studi di genere</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 20:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[studi delle donne e di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[Quello che segue è il comunicato stampa del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’università della Calabria sul corso di studi di genere. COMUNICATO STAMPA – Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali Come dipartimento di Scienze Politiche e Sociali desideriamo &#8230; <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=1011">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quello che segue è il comunicato stampa del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’università della Calabria sul corso di studi di genere.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>COMUNICATO STAMPA – Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come dipartimento di Scienze Politiche e Sociali desideriamo chiarire la spiacevole situazione che si è venuta a creare rispetto all’insegnamento di Studi di genere, tenuto dalla dott.ssa Corradi presso l’ex facoltà di Scienze politiche, circa la “presunta” cancellazione del corso, intorno a cui è stata costruita una “cattiva” informazione che ci lascia sconcertati.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto a quanto è stato diffuso su alcune testate nazionali che hanno fra l’altro dato vita a una petizione via web, desideriamo precisare quanto segue:</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1011"></span>L’elaborazione dei nuovi ordinamenti didattici e dei manifesti degli studi, in ottemperanza alle recenti riforme universitarie, hanno messo in discussione gli assetti precedenti, richiedendo una ridefinizione dell’offerta didattica. La discussione di questi nuovi percorsi ha visto coinvolta l’ex facoltà di Scienze politiche nel corso del 2011 e in particolare nel consiglio di facoltà del 9 giugno (Adeguamento degli Ordinamenti Didattici dei corsi di studio ai rilievi del CUN) e del 21 luglio 2011 (approvazione del manifesti degli studi 2011/12). I verbali riportano la presenza della dottoressa Corradi in questi consigli e un voto di approvazione all’unanimità.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo. Le decisioni emerse da questi consigli sono ampiamente pubbliche (sito dell’Università, del Ministero, guide dello studente ecc.). Inoltre i verbali sono sottoposti a tutti i componenti del Consiglio per essere approvati nella seduta successiva. E’ quindi impensabile che decisioni così importanti vengano prese senza che componenti del Consiglio ne siano ampiamente informati.</p>
<p style="text-align: justify;">Peraltro nella nuova configurazione degli ordinamenti didattici i singoli docenti, nel rispetto del loro ambito disciplinare potranno indicare i contenuti specifici che ritengono più appropriati. E dunque il singolo interessato potrà chiedere il ripristino di studi di genere, al posto di contenuti ritenuti meno appropriati.</p>
<p style="text-align: justify;">Teniamo a precisare, a questo proposito, che il contesto generale della situazione della didattica universitaria ha prodotto un depotenziamento delle opportunità riguardanti tutti i corsi e quindi anche quelli sulle differenze di genere. E’ comunque nostra intenzione cercare di ridisegnare una didattica sostenibile e impegnata sul piano sociale, culturale e quindi anche sugli studi di genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci teniamo infine a ribadire che siamo molto sensibili a queste tematiche che sono state e sono fortemente presenti nell’Università della Calabria e nel nostro Dipartimento in particolare; infatti – per citare solo alcuni aspetti – siamo l’unico Dipartimento delle Università del Mezzogiorno ad ospitare da oltre 16 anni un “Centro Interdipartimentale di Woman’s Studies”, che è stato per noi molto importante sul piano culturale e scientifico. Inoltre dal 2004/05 ad oggi è attivato un percorso formativo dal titolo “Donne, Politica e Istituzioni”, che è presente nella maggioranza delle università italiane, orientato alla diffusione della cultura di genere nelle istituzioni culturali, sociali e politiche e a qualificare e aumentare la presenza e la partecipazione delle donne nella vita attiva. Tale Corso formativo è tuttora operante in accordo e con il contributo del Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci spiace quindi dover sottolineare che siamo profondamente sorpresi di fronte al tipo di informazione che si è diffusa intorno a una decisione presa già da due anni, e all’unanimità dei presenti.</p>
</blockquote>
<p>la fonte:<br />
<a href="http://www.unical.it/portale/portaltemplates/view/view.cfm?33853">http://www.unical.it/portale/portaltemplates/view/view.cfm?33853</a></p>
<p>il comunicato in pdf:<br />
<a href="http://www.unical.it/portale/portalmedia/2013-04/Comunicato%20SPeS.pdf">http://www.unical.it/portale/portalmedia/2013-04/Comunicato%20SPeS.pdf</a></p>
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		<title>Studi di genere all&#8217;Università della Calabria e in tutte le università italiane</title>
		<link>http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=945</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 12:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[studi delle donne e di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[Apprendiamo da un&#8217;intervista pubblicata sul Fatto Quotidiano del 2 aprile scorso che l&#8217;Università della Calabria ha deciso di eliminare dall&#8217;offerta formativa il corso di Studi di genere tenuto da più di 12 anni da Laura Corradi. Per noi che ci &#8230; <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=945">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Apprendiamo da un&#8217;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/02/decisione-gia-presa-chiude-corso-di-studi-di-genere-delluniversita-della-calabria/549406/">intervista pubblicata sul Fatto Quotidiano</a> del 2 aprile scorso che l&#8217;Università della Calabria ha deciso di eliminare dall&#8217;offerta formativa il <a href="http://scienzepolitiche.unical.it/bacheca/public/modulo_corso.cfm?Q_IDDOCENTE=159&amp;Q_IDTITOLARITA=2220&amp;v_np=2">corso di Studi di genere</a> tenuto da più di 12 anni da <a href="http://www.sociologia.unical.it/lauracorradi.htm">Laura Corradi</a>. Per noi che ci impegniamo da molti anni per l&#8217;introduzione di una prospettiva di genere nella <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?page_id=309">didattica</a> di tutte le materie di studio, sia nelle scuole di Roma e Provincia che nell&#8217;Università La Sapienza, si tratta di un fatto molto grave e speriamo in un ripensamento da parte dell&#8217;Università della Calabria, che conosciamo come una delle eccellenze italiane, dove fin dal 1997 è attivo il <a href="http://women.unical.it/index.php">Centro Interdisciplinare di Women’s Studies “Milly Villa”</a>. Pubblichiamo di seguito l&#8217;intervista a Laura Corradi, alla quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà, e ribadiamo l&#8217;importanza di introdurre nei curricula universitari italiani gli studi delle donne e di genere: un sapere critico strettamente connesso alla storia del movimento femminista e all&#8217;emergere di donne, femministe e lesbiche come soggetto politico collettivo. Questo campo di studi interdisciplinare ha prodotto negli ultimi quarant&#8217;anni una ricchezza teorica straordinaria, testimoniata anche da una vastissima produzione bibliografica, e ha trasformato radicalmente tutte le discipline, mettendo in discussione l&#8217;intero statuto epistemologico del sapere: oggi infatti non è più possibile pensare di produrre un sapere neutro, universale e asessuato. Eppure, le istituzioni accademiche italiane continuano a penalizzare gli studi di genere, che invece sono presenti in tutte le università del mondo, dal nord al sud globale. A parte alcune preziose eccezioni, la trasmissione di questi saperi in Italia è affidata ancora quasi esclusivamente all&#8217;iniziativa individuale di singole docenti, che riescono faticosamente a introdurre la prospettiva di genere nell&#8217;insegnamento delle loro discipline. Inoltre, in un quadro di generale discredito della cultura e di progressiva privatizzazione delle università, l&#8217;assenza di un riconoscimento istituzionale e di uno specifico settore scientifico disciplinare indebolisce anche chi si propone di produrre ricerca da una prospettiva femminista e di genere, alimentando la precarietà di una generazione destinata suo malgrado a espatriare o a rinunciare alla ricerca. Noi auspichiamo invece l&#8217;introduzione di un corso di Studi delle donne e di genere in ogni università italiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-945"></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Università della Calabria, chiude corso studi di genere. “Decisione già presa”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da 12 anni Laura Corradi tiene la cattedra in &#8220;Gender studies&#8221;, una multidisciplina che nel resto d&#8217;Europa vede fiorire un&#8217;intensa attività di ricerca. &#8220;Scelta fatta da tempo, ma si sono dimenticati di informarmi&#8221;. Il motivo? &#8220;Sfoltire i moduli superflui&#8221;. Eppure la partecipazione è sempre stata alta</p>
<p style="text-align: justify;">di Stefania Prandi, 2 aprile 2013</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Laura Corradi</strong> è <a href="http://www.sociologia.unical.it/lauracorradi.htm" target="_blank">un cervello in fuga rimpatriato</a>: ha insegnato per 7 anni all’<strong>Università di California</strong>, negli Stati Uniti, ha pubblicato su numerose <strong>riviste internazionali </strong>e da 12 anni ha <a href="http://women.unical.it/" target="_blank">una cattedra in<strong> Studi di genere</strong></a> al dipartimento di Sociologia dell’Università della Calabria. L’Italia però non sembra apprezzare il suo valore. Le è infatti stato comunicato che <strong>il suo corso verrà chiuso</strong>. Un peccato considerando che in Italia gli studi di genere – un settore multidisciplinare che serve per creare <strong>consapevolezza e rispetto delle differenze</strong>, per cambiare la mentalità che è alla base di forme di violenza come il femminicidio, la subordinazione e la discriminazione delle donne sul lavoro e in famiglia, la marginalizzazione delle donne nella vita politica, l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia – si contano sulle dita di una mano. Un’anomalia tutta italiana considerando che nel resto d’Europa, in Paesi come la <strong>Svezia</strong>, la <strong>Finlandia</strong>, la<strong> Norvegia</strong>, la<strong> Danimarca</strong>, l’<strong>Olanda</strong>, la <strong>Germania</strong> e anche la <strong>Spagna</strong>, ci sono riviste, centri di ricerca, diplomi, lauree, master e dottorati dedicati proprio ai <strong>“Gender Studies”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché vogliono chiudere il corso in cui insegna?</strong><br />
Ho saputo in questi giorni che la decisione di cancellare il corso è stata presa due anni fa mentre ero all’estero per ricerca. Si sono dimenticati di informarmi, neanche una telefonata o una mail. Alla base della decisione c’è un decreto ministeriale che chiede di sfoltire i corsi superflui, il che avviene con le solite logiche accademiche per cui trionfano gli interessi degli ordinari e delle persone a loro vicine. E inoltre c’è una svalutazione tutta italiana del lavoro delle donne: ho passato anni a correggere compiti di centinaia di studentesse, scritti a mano perché non avevano i computer, in un italiano da paura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quante sono le allieve del corso?</strong><br />
Il corso è stato messo in opzione con una nuova materia, “Famiglia e mutamento”, e nello stesso orario in cui le studentesse hanno corsi obbligatori. Quest’anno soltanto 15 allieve. Lo scorso anno, però, erano una cinquantina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E negli anni precedenti?</strong><br />
Durante tutto lo scorso decennio ho avuto circa 100 studentesse all’anno alla sede centrale dell’Università della Calabria e altrettante (un anno addirittura 160) a Crotone nella sede distaccata, che è poi stata chiusa per mancanza di fondi. Da parte delle ragazze c’è sempre stato molto interesse ed entusiasmo. Finalmente per loro era diventato possibile parlare di differenze e disuguaglianze di genere, di sessualità, di libertà e di fare empowerment in classe.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa si studia nel corso di Studi di genere che sta insegnando all’Università della Calabria?</strong><br />
Il corso è il frutto di 25 anni di didattica su questi temi. Ho insegnato dalla sociologia della famiglia e delle sessualità fino agli studi sulla costruzione sociale delle differenze di genere. Il corso è molto interattivo, con diversi spunti teorici, ospiti, interviste via Skype, audiovisivi, laboratori. Guardiamo al locale ed al globale, per esempio attraverso le pubblicità, con un approccio ‘intersezionale’, affrontando cioè le diverse rappresentazioni di genere e le varie forme di sessismo con il razzismo, il classismo, l’eteronormatività, le discriminazioni fondate sull’età. Inoltre analizziamo le problematiche principali legate a violenza, pedofilia, impatto della crisi sulle donne, prostituzione e via dicendo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei è un cervello in fuga ritornato che ora si ritrova a fare i conti con la solita struttura nepotista e non meritocratica dell’Università?</strong><br />
Quando sono rientrata in Italia ho avuto problemi enormi proprio per queste ragioni, non riconoscimento del merito, un mobbing durissimo e la richiesta esplicita che me ne andassi perché rappresentavo un ostacolo per i giochi di potere in corso. Preferisco non parlarne, diciamo che sono riuscita a restare ma fortemente penalizzata: a 35 anni ero lecturer all’Università di California, oggi a 53, dopo 18 anni supplementari di didattica, avendo anche triplicato le pubblicazioni, sono ricercatrice nell’Università di Calabria. Sembra uno scherzo, ma è la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa pensa di fare se chiudono il corso?</strong><br />
Continuerò a lavorare sul piano internazionale dove le cose vanno decisamente meglio. Qui non so cosa farò, spero che capiscano di aver fatto un grosso errore, che danneggia le studentesse e l’immagine stessa della nostra università.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Leggi anche:</p>
<ul>
<li>Marginalia di Vincenza Perilli,<em> <a href="http://marginaliavincenzaperilli.blogspot.it/2013/04/linutilita-degli-studi-di-genere-in.html">L&#8217;inutilità degli studi di genere in Italia</a></em></li>
<li style="text-align: justify;">Femminismo a Sud, <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2013/04/04/universita-della-calabria-dove-gli-studi-di-genere-sono-considerati-superflui/#more-23552"><em>Università della Calabria, dove gli Studi di genere sono superflui</em></a></li>
<li style="text-align: justify;">Giovanna Pezzuoli, <a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/occorre-sfoltire-i-corsi-alluniversita-via-subito-gli-studi-di-genere/"><em>Occorre sfoltire i corsi all&#8217;Università? Via subito gli studi di genere</em></a></li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Appello all’Università della Calabria: Vogliamo il Corso di Studi di Genere!</title>
		<link>http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=976</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 15:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[studi delle donne e di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[Il laboratorio di studi femministi «Anna Rita Simeone» Sguardi sulle Differenze aderisce all&#8217;appello di Femminismo a Sud per reintrodurre il corso di Studi di genere nell&#8217;offerta formativa dell&#8217;Università della Calabria. Per aderire mandate un&#8217;e-mail a vogliamostudidigenere@grrlz.net. #Appello all’Università della Calabria: &#8230; <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=976">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il laboratorio di studi femministi «Anna Rita Simeone» Sguardi sulle Differenze aderisce all&#8217;<a href="https://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2013/04/06/appello-alluniversita-della-calabria-vogliamo-il-corso-di-studi-di-genere/">appello di Femminismo a Sud</a> per reintrodurre il corso di Studi di genere nell&#8217;offerta formativa dell&#8217;Università della Calabria. Per aderire mandate un&#8217;e-mail a vogliamostudidigenere@grrlz.net.</p>
<blockquote>
<h1 style="text-align: justify;"><a title="Permanent link to #Appello all’Università della Calabria: Vogliamo il Corso di Studi di Genere!" href="https://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2013/04/06/appello-alluniversita-della-calabria-vogliamo-il-corso-di-studi-di-genere/" rel="bookmark" rev="post-23569">#Appello all’Università della Calabria: Vogliamo il Corso di Studi di Genere!</a></h1>
<p style="text-align: justify;">Il Corso di Studi di Genere dell’Università della Calabria, tenuto a Rende presso il Dipartimento di Sociologia da  Laura Corradi, (ricercatrice docente) non esisterà più perché hanno deciso di chiuderlo.</p>
<p style="text-align: justify;">A dispetto del successo dello scorso decennio, frequentato da centinaia di studentesse, il Corso è stato via via rimpicciolito, nonostante la determinazione delle studentesse a seguirlo e della docente a tenerlo a titolo gratuito. Le studentesse denunciano che è stato piazzato alla stessa ora di altri appuntamenti importanti e obbligatori. Reso difficile da seguire si è ridotto quest’anno a 15 allieve. Tagliare via questo Corso come materia superflua è diventato così molto semplice.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Corso è stato una importante palestra di empowerment per tantissime ragazze, giovani femministe dottorande in cerca di audience, ricercatrici migranti, precarie ‘cultrici della materia’, tante persone che infatti non accettano passivamente questa decisione. Tra l’altro il Corso nel contesto calabrese rappresenta una reale opportunità per donne e uomini che vogliono acquisire gli strumenti critici per leggere anche la propria realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo Corso di Studi dovrebbe rimanere una opportunità per coloro che lo preferiscono, anzi crediamo che gli studi di genere dovrebbero essere valorizzati,  l’Università potrebbe usarli come corsi base del primo anno, come esempio di sapere teorico e pratico  interdisciplinare, come visione critica necessaria di una cultura che  fissa i ruoli di genere, patologizza le differenze o le inferiorizza, impone etero-normatività.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiediamo perciò che si reinserisca il Corso di Studi di Genere, con risorse adeguate, nell’offerta formativa dell’Ateneo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>per adesioni, scrivi a: vogliamostudidigenere@grrlz.net</strong></p>
</blockquote>
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		<title>12.04.2013 Devo proprio denunciare? La violenza domestica</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 17:04:19 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[seminari]]></category>

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		<description><![CDATA[venerdì 12 aprile 2013, ore 16 Devo proprio denunciare? La violenza domestica quarto incontro del calendario 2012-2013 visione e discussione del film Ti do i miei occhi, di Iciar Bollain (Spagna 2003) intervengono: Fabrizia Giuliani, Francesca Comencini, Giulia Fabbri modera: &#8230; <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=686">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">venerdì 12 aprile 2013, ore 16</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Devo proprio denunciare? La violenza domestica</strong></p>
<p style="text-align: justify;">quarto incontro del <a href="http://www.sguardisulledifferenze.org/?page_id=280">calendario 2012-2013</a></p>
<p style="text-align: justify;">visione e discussione del film <em>Ti do i miei occhi</em>, di Iciar Bollain (Spagna 2003)</p>
<p style="text-align: justify;">intervengono:<br />
Fabrizia Giuliani, Francesca Comencini, Giulia Fabbri<br />
modera: Sara De Simone</p>
<p style="text-align: justify;">Aula II, III piano, Dipartimento di studi europei, americani e interculturali, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università La Sapienza, P.le Aldo Moro 5, Roma</p>
<p style="text-align: justify;">
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